Costa Azzurra: la gioia di vivere 48 ore ad Antibes

Esperienze gastronomiche sublimi nella città che ha ospitato Picasso. Passeggiate lungo le stradine del centro storico a caccia di particolari dell’architettura provenzale. Nella villa Dèco a Juan-Les-Pins sulle orme di Fitzgerald, lo scrittore americano dell'”Era del Jazz”

Testo e foto: Elvira D’Ippoliti

Sulla terrazza del Museo Picasso

Sulla terrazza del Museo Picasso

Primo giorno

Ore 20 e 15: arrivo ad Antibes con il treno Thello da Milano
La Place Général de Gaulle è tranquilla a quest’ora della sera. Dalla stazione ferroviaria sono arrivata all’albergo a piedi percorrendo poche centinaia di metri e guardandomi intorno tra palazzi curati del secolo scorso. Mi siedo all’interno de Le Glacier – Square Sud, un locale semplice e confortevole e mi gusto un buon bicchiere di vino francese dal nome curioso e dai mille significati: Plan de Dieu. Non so ancora dove si trova esattamente il mare, ma sento il forte soffio del Mistral che come per un benvenuto agita le fronde degli alberi al mio passaggio.

Secondo giorno

Ore 9: un’immersione nelle vecchie vie
Chiedo informazioni alla gentile proprietaria dell’Hotel La Place e lei mi indica sulla piantina come perdermi – usa proprio questo termine – tra le viuzze di Vieil Antibes, la città vecchia. Scendo lungo la Rue de la République (il mare si trova sempre in basso, no?) e rimango piacevolmente colpita dai negozi che espongono borse di paglia, vestiti colorati e leccornie alimentari di ogni tipo. Il Mistral sembra essersi placato, ma forse sta solo giocando con me – e a modo suo – a nascondino. Lascio la strada principale e sul muro di una casa vedo il disegno di un pettirosso con accanto un mazzetto di fiori bianchi e rosa: è il mio personale incipit in un’esperienza visiva che subito mi affascina. Sulle stradine strette di Vieil Antibes si affacciano finestre ornate di fiori, con le persiane colorate, una porta azzurra, una tendina fatta di nastri bianchi che si alternano a file di perline blu chiaro. Ogni muro trasuda ottimismo e gusto del bello. La natura si prende i suoi spazi con piante rampicanti e alberi, è una nota verde che completa al meglio una perfetta tavolozza per un disegno incantato.

L’Absinthe Bar

L’Absinthe Bar

Ore 10 e 30: il mercato e l’assenzio

Sul Cours Massena (ancora non lo so, ma mi sono avvicinata ancora di più al mare) si trova il Marché Provençal, il mercato coperto ricco di profumi e colori. Impossibile non fermarsi davanti al banco che vende la lavanda e comprarne almeno un sacchetto. La merce venduta nel mercato provenzale è la più varia: olive, marmellate, paté, formaggi… e l’atmosfera è molto rilassante. La riproduzione di un acquerello della fine dell’Ottocento mostra il mercato di allora senza la struttura che lo copre adesso, acceso dai colori dei vestiti delle signore provviste di ceste per portare via gli acquisti. Fa parte di un percorso che mostra Antibes con gli occhi di diversi artisti. Lì vicino  si trova L’Absinthe Bar. Il proprietario Frédéric mi invita a seguirlo nell’antica cantina, ma prima di scendere mi mostra un’insegna di latta scolorita che mette in guardia dai danni dell’alcol mostrando la faccia dello stesso signore prima e dopo (il viso è ovviamente sconvolto) dell’abuso dell’assenzio. Frédéric scoppia a ridere perché l’aperitivo a base di questo distillato d’erbe è ormai un piacevole rituale e non certo un eccesso. La cantina è uno spazio piccolo e affascinante dove sui tavolini tondi troneggia una sorta di coppa di cristallo trasparente munita di minuscoli rubinetti argentati. Sulla parete di fondo e sotto al soffitto a volta in pietra si trovano anche delle vetrine con vecchie coppe, simili a quelle sui tavoli, e degli scaffali pieni di cappelli di tutti i tipi. Mentre l’acqua esce lentamente dai rubinetti gocciolando su una zolletta di zucchero posta sopra il bicchiere con il distillato concentrato, gli avventori devono indossare un cappello a piacere che va tenuto in testa anche sorseggiando la bevanda dal forte sapore di anice. Chi lo desidera al posto dell’assenzio può anche bere un caffè e cambiare stile mettendo un altro cappello.

Ore 12: la gioia di vivere è contagiosa
Il Musée Picasso si trova nell’antico castello della famiglia Grimaldi. In questo punto in alto di fronte al mare era stata costruita anche l’acropoli greco-romana. Il mare lo ammiro dalla terrazza del museo: immensamente azzurro in tutte le tonalità concesse a questo colore dal variare della luce del sole. E’ uno spettacolo a sé. In questa terrazza l’emozione si arricchisce con la presenza di alcune statue, come quella in bronzo di Germaine Richier che dà le spalle al mare quasi fosse incredula di tanta bellezza. Il museo è sorprendente e dentro si respira appieno la creatività solare di Picasso, durante il periodo passato ad Antibes. Rimango affascinata dalle linee e dai colori e davanti al quadro “La gioia di vivere” con il suo blu e il giallo e i visi appena accennati ma sorridenti, mi rendo conto che questa felicità è contagiosa e Antibes ne è un serbatoio dal quale passare spesso per attingerne.

Ore 16 e 30: gli artigiani nelle casematte

La passeggiata nel centro storico di Antibes mi porta all’interno di una parte degli antichi bastioni dove sono state create le gallerie comunali Les Bains Douches che danno ospitalità ad artigiani che soffiano il vetro, realizzano oggetti in ceramica e stampano acqueforti con un’antica pressa, il cui funzionamento è una curiosità da non perdersi. Gli oggetti in ceramica sono molto divertenti e creativi e sorrido guardando un tavoletta, dove una minuscola signora alza un tappeto che è in verità il mare, forse con l’intento di scrollarlo.

Ore 20: l’albero di fico nel ristorante
Cristian Morriset è uno chef con una stella Michelin, ma mangiare qui sia un’esperienza così bella che è difficile classificarlo – forse ci vorrebbe una costellazione. Il ristorante Le Figuier de Saint Esprit si trova nella parte antica di Antibes in una stradina a pochi passi dal mercato provenzale. Nel cortile del palazzo si trovava un albero di fico e quando il piccolo locale è stato ampliato è sembrato naturale ai proprietari inglobare all’interno anche l’albero senza spostarlo di un millimetro dalla sua sede. Morriset riesce a mettere nei suoi piatti le emozioni che ha provato creandoli. Soprattutto nei due principali che continua a cucinare da molti anni: i cannelloni al nero di seppia con calamari e la sella di agnello delle Alpilles, cotta nel terreno argilloso di Vallauris. Quest’ultima è mostrata dalla cameriera nell’argilla in cui è stata cotta su un vassoio sul quale si trova anche la statuina di un agnello. Alla fine della cena si riceve in ricordo una piccola tavoletta d’argilla sulla quale è inciso un numero. Il mio è 27488 che vuol dire che dal 1988, anno in cui lo chef ha creato questo piatto per la prima volta per festeggiare la nascita del figlio Jordan, lo ha preparato per quel numero di volte. Ogni piatto di Christian è gustoso e leggero e le verdure spesso tagliate delicatamente in riccioli sono così fresche che raccontano al palato storie d’altri tempi. E’ una persona semplice e creativa con dei baffoni un ottocenteschi: “Vado al mercato tutti i giorni e uso prodotti locali, spiega, l’importante è essere in grado di distinguere se i piselli sono stati coltivati qui o altrove”. Ed è generoso nel donare emozioni: “Ricordo la mia infanzia. Mio padre festeggiava la primavera a modo suo: prendeva le patate novelle e le piccole carote dall’orto e preparava un semplice piatto che conteneva in sé tutta la bellezza e il valore della Madre Terra”. Io mi sono intanto persa nella contemplazione delle patate tagliate a rondelle sottilissime che ricoprono come in un quadro d’arte astratta il filetto di branzino che assaporo pensando già al magnifico dessert che mi aspetta.

Terzo giorno

Ore 9: Antibes mi aspetta al porto
E’ di nuovo giornata di Mistral. Il vento mi piace e mi lascio ispirare dalle sue fresche folate per tornare nella città vecchia, vicino al ristorante della sera precedente. Ammiro la facciata di un piccolo palazzo con gli stucchi candidi e in parte corrosi dal tempo. Mostrano dei volti a volte dolci e a volte severi. I tavolini messi all’esterno del piccolo B&B La Clef de la Porte mi fanno subito desiderare di tornare presto ad Antibes per soggiornare anche qui. Ma il vento continua a soffiare insistente e mi indica la via del porto. Il grandissimo approdo di yacht ultra lussuosi è un luogo meno romantico della passeggiata a Vieil Antibes, ma ha il suo fascino e la passeggiata che lo costeggia è molto gradevole.

Ore 12 e 30: se il pasticciere è un’artista la torta è migliore
Prima di lasciare Antibes faccio sosta nel ristorante-pasticceria La Closerie. Il locale si trova nella parte moderna della città ed è arredato con molto gusto dalla moglie del famoso pasticciere Christian Cottard. E’ lei a consigliarmi il piatto tipico e cioè le gustose sardine alla nizzarda, un insieme profumato di erbe e verdure che accompagnano l’ottimo pesce ripieno di pan grattato. Del dessert invece devo occuparmene personalmente, perché dalla primavera del 2015 La Closerie oltre a essere un ristorante e una pasticceria è anche scuola di cucina. Raggiungo l’aula al primo piano sorridendo alla vista delle pentole di rame appese nella tromba delle scale come una moderna scultura e raggiungo il pasticcierie che è sì sorridente ma anche un maestro molto esigente. Lo osservo preparare la delicata crema al limone e la meringa: ogni ingrediente è pesato con estrema precisione e le temperature durante la cottura tenute strettamente sotto controllo. La crema va spalmata delicatamente sulla base di pasta frolla e poi tocca a me: devo guarnire la tarte soleil de citron con la meringa. Mi salvo perché il maestro in quest’occasione è particolarmente bonario e accetta che meringa non abbia la forma perfetta a ghirigori che riesce a dargli lui. Più tardi gusto la “mia” creazione nella pasticceria. Che cos’è la pasticceria chiedo a Christian. “Per me è leccarsi le dita dopo aver finito di mangiare un dolce”. Come dargli torto? Mi scopro a farlo anch’io.

Ore 17 nel bar di Fitzgerald

Prendo l’autobus per raggiungere Juan les Pins, la vicina località al di là di Cap D’Antibes, dietro l’angolo del promontorio insomma. L’autobus non percorre però la strada lungo il mare e dopo dieci minuti sono già arrivata. Gli anni Venti hanno lasciato una traccia tangibile e godibile nell’Hotel Belles Rives. Vicino a una pineta e affacciato sul mare, l’albergo a cinque stelle era al tempo di Fitzgerald, lo scrittore americano dell’Età del Jazz, una villa privata. Qui lo scrittore e la moglie Zelda hanno abitato e organizzato mitiche feste. Mi siedo nel bar intitolato all’autore di “Tenera è la notte”, il romanzo che ha cominciato a scrivere proprio qui e mi guardo intorno. L’arredamento è quello originale Déco, quando la villa con l’aggiunta di un’ala è stata trasformata in hotel. Ogni dettaglio racconta un lusso discreto ed è come una parte di un manuale per imparare a godersi la vita.

Ci sono attimi che sforano le leggi dello spazio-tempo e rallentano il ritmo con cui ci muoviamo abitualmente. E’ quello che accade nell’Hotel Belles Rives, da quando si mette piede nella hall con le sue poltroncine di pelle e le pareti affrescate con motivi stilizzati che raccontano il mare e i viaggi transoceanici di grosse navi da crociera dell’epoca. Luce e colori tenui caratterizzano gli ambienti: l’allegro beige della moquette, qualche tocco di tappezzeria maculata, tappezziere con linee decise e non invadenti: le stanze sono un trionfo del buon gusto che l’attuale proprietaria, la signora Marianne Estène Chauvin, è riuscita a mantenere negli anni rinnovandone la freschezza con il passare del tempo. La sua ultima creazione è il nuovo arredamento del ristorante dell’albergo “La Passegere”. Le grandi vetrate a volta affacciate sul mare sono come un quadro vivente dalle quali i blu delle onde e del cielo entrano nella sala per allietare la vista dei commensali. Tutto appare perfetto in questo ristorante dall’aspetto contemporaneo che strizza l’occhio agli Anni Venti del XX secolo: le sedute color azzurro, le pareti con i motivi nelle tonalità del giallo, i piatti originali (ogni piatto ha un decoro diverso dall’altro) e i piatti di ceramica attaccati alle pareti di vetro tra un finestra e l’altra che ricordano quelli di Picasso esposti nel museo di Antibes. Gli ospiti che hanno la fortuna di cenare al tavolo centrale possono inoltre godersi la vista di una scultura di ceramica appesa al soffitto: una sorta di lampadario fatto di grandi foglie rosse e arancioni i cui colori sono riflessi da una serie di pannelli a specchio appesi tutt’intorno.

Leggi anche: Antibes e Juan-les-Pins

Informazioni utili:

Ente del Turismo Francese
www.france.fr

www.antibesjuanlespins.com

www.restaurant-figuier-saint-esprit.com

www.patisserie-cottard-antibes.fr

L’Absinthe Bar – Cours Massena 25 – Antibes

Juan-Les-Pins
Il ristorante “La Passegere” dell’Hotel  Belles Rives ha una stella Michelin. Lo chef Yoric Tieche è a capo anche del ristorante dell’Hotel Juana che si trova a pochi passi dal Belles Rives al di là della pineta. Profumi di viaggi per mare e prodotti locali si amalgamo insieme per un’emozionante esperienza del gusto.
www.bellesrives.com
www.hotel-juana.com

Con il treno Thello si raggiunge molto facilmente Antibes partendo da Milano o da Genova: dopo un pomeriggio passato ad ammirare il paesaggio della Costa Azzurra al di là del finestrino si può comodamente sorseggiare un buon bicchiere di vino francese la sera ad Antibes.

www.thello.com

Pubblicato il 10-05-2019

Categorie: Racconti di viaggio | Tags: , ,

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