Bellinzona: i castelli che escono dalla roccia

Castelgrande emana anche oggi una potenza inquietante, la stessa che impressionò gli assalitori che tentarono di espugnarlo nel corso dei secoli

Testo e foto: Elvira D’Ippoliti

Bellinzona-Foto-TiDPress (13)copertinaBellinzona – C’è un punto nella corte occidentale di Castelgrande, dove la storia prende il sopravvento sul presente. Lasciate alle spalle le due torri, la bianca e la nera ed il loro “cipiglio” minaccioso, impresso alle mura dai costruttori comaschi del tredicesimo secolo con l’apertura di due occhi-finestre proprio sotto al tetto, si cammina in direzione del fiume Ticino. La città è sotto ed intorno al castello, ma da quella prospettiva di costruzioni moderne se ne vedono solo una manciata. Si è dentro al castello, ospiti graditi – si spera – della sua solidità severa e delle sue linee architettoniche pure. Guardando di nuovo in direzione della città attuale, ci si rende conto all’improvviso che le palazzine dai colori tenui non ci sono più. Inutile chiudere e riaprire gli occhi increduli, perché è sempre la personalità granitica del castello ad averla vinta sulla realtà. L’illusione ottica dura forse solo pochi secondi, ma Castelgrande ha mostrato tutta la sua potenza inquietante, la stessa che deve aver impressionato gli assalitori che hanno tentato di espugnarlo durante i secoli, venendo da nord e trovandosi di fronte la barriera delle Alpi e Castelgrande come loro propaggine. Forse è proprio la sua “parentela” con le montagne a renderlo così solido e sicuro di sé, fatto sta che in una giornata livida e fredda, osservare le sue mura “fuoriuscire” in alcuni punti dalla roccia come una loro naturale continuazione dona emozioni simili a quelle che si provano davanti ad un’opera d’arte.Bellinzona-Foto-TiDPress (9)

Durante il resto della visita l’atmosfera si fa più leggera e si prende gusto a salire su rozzi gradini di pietra per andare a scoprire sempre nuovi punti panoramici affacciati dai merli che “spezzano” le sommità dei muri. Prima di intraprendere il cammino all’interno della Murata, “orlata” su entrambi i lati, si lascia vagare lo sguardo su un piccolo vigneto, che anche in inverno ingentilisce il carattere militaresco dell’insieme. Castelgrande è un piccolo mondo di solida pietra intrisa di storia e il polo d’attrazione di Bellinzona, mentre gli altri due castelli, quello di Montebello e quello di Sasso Corbaro, gli fanno dall’alto un po’ da dame di compagnia. Una visita vale la pena farla anche tra le loro mura, ma il paragone con Castelgrande le fa sbiadire un po’.
Dai bastioni del castello una piccola via fa da cordone ombelicale con la città e in pochi minuti si arriva nello “scrigno” di Piazza Nosetto. Qui si tiene il mercato del sabato e da qui soprattutto e dalle vie e piazze limitrofe, si “scatena” la festa più importante dell’anno per Bellinzona: il carnevale.

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Pubblicato il 23-02-2016

Categorie: Racconti di viaggio | Tags: ,

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