Sentieri di Pace: Slovenia, la valle incantata

Nell’Alta Valle dell’Isonzo tra boschi, pascoli e forre appare la memoria della Prima Guerra Mondiale.

Testo e foto: Paolo Gianfelici

Slovenia-Sentiero-Pace-Foto-Tid (1)Caporetto  – La strada sopra Tolmino, che si inerpica sulla montagna tra boschi fittissimi, è stretta e accidentata. I banchi di nebbia autunnale danno un’immagine insolita al paesaggio. Una montagna è illuminata sulla cima pietrosa dai raggi di sole. Più sotto è resa invisibile da una fascia di vapore bianco che l’avvolge. Ancora più giù, invece, si stagliano nitidi gli alberi verde bottiglia ed i prati pastello. Il paese è scomparso nella nebbia alle mie spalle. Mi trovo improvvisamente immerso in un mondo da favola, circondato dai tronchi nudi della foresta, e non sarei per niente meravigliato se spuntasse un elfo. Tra le foglie secche e le pietre carsiche appaiono, invece, alcuni animaletti ricoperti di una pelle nera lucente con tanti puntini color giallo brillante sulla schiena e sul muso. Sono le salamandre, attirate dall’umidità e dalla pioggia, che vanno a spasso nel sottobosco, muovendosi in maniera buffa e ondeggiante.

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Javorca: il Sentiero della Pace

Bruscamente Igor, la guida, mi strappa dall’atmosfera semi-onirica e mi richiama alla realtà storica dei luoghi. Stiamo percorrendo il Sentiero della pace. Oggi. Perché dal 1915 al 1918, questo è stato un sentiero di guerra. Sembra incredibile, ma uno spazio così stretto e accidentato conteneva, quasi un secolo fa, centinaia di migliaia di soldati in guerra provenienti da tutta l’Europa, inquadrati nell’esercito autro-ungarico avversario di quello italiano. La Prima Guerra Mondiale, come è noto, è stata un conflitto di posizione e non di movimento. Igor alzando il dito mi indica i luoghi dove i soldati italiani e gli austro-ungarici scavando nella pietra hanno costruito le postazioni, anche a duemila metri di quota. Per ventinove mesi, durante le dodici battaglie sul fronte dell’Isonzo, i soldati sono vissuti in condizioni spaventose. Sono restati anche per sei mesi o un anno senza ricevere il cambio, asserragliati nelle trincee e nelle caverne, vittime dei congelamenti, degli assalti all’arma bianca, delle artiglierie e dei gas asfissianti. Quando non sono morti intrappolati come i topi dentro un tunnel costruito per aggirare i nemici. Come è accaduto a cento soldati italiani sul Monte Rosso. Vittime della dinamite fatta esplodere dagli austriaci che avevano scavato un’altra galleria sotto quella dei nemici. Una guerra di esseri umani trasformati in talpe.

Proseguiamo il cammino in salita lungo il Sentiero della Pace, molto frequentato da visitatori in mountain bike o a piedi. Incrociamo a Javorca un gruppetto che fa il nordic walking, preceduto da un cane bianco e nero. Il luogo è ameno: prati verdi, mucche che pascolano sullo sfondo delle Alpi Giulie. Saliamo una ripida ed imponente scalinata di pietra ed arriviamo alla chiesa costruita nel 1916, tra un’offensiva e l’altra. Sopra la base di pietra si alza una graziosa chiesetta di legno, come se ne vedono molte nell’Europa del l’Est, circondate da una natura gentile.
Al di là delle apparenze, la chiesa è un lugubre monumento eretto in memoria dei 2564 austro-ungarici, caduti sul Monte Mrzli. Tutti i loro nomi sono stati impressi su tavole di quercia. Una scritta posteriore (del 1934) declama: “Quando i soldati sono polvere, l’ira svanisce”. In altre parole: l’uomo-soldato può smettere di odiare l’uomo-nemico solo quando questo è un cadavere!
La storia dell’odio, però, da queste parti non finisce nel 1918. Sulla via del ritorno Igor mi introduce in un labirinto sotterraneo buio e gelido. E’ un forte italiano costruito prima della Seconda Guerra Mondiale sul confine d’allora con il Regno di Jugoslavia.

L’Alta Valle dell’Isonzo è un luogo di bellezza e varietà straordinaria, perché nel raggio di pochi chilometri si passa dalla natura selvaggia delle Gole di Tolmino alla dolcezza dei colori smeraldo di Santa Lucia d’Isonzo.
Salgo al tramonto su una montagna sopra Tolmino e abbraccio con lo sguardo i luoghi visitati nel corso della giornata: il bosco fiabesco abitato da elfi e salamandre, le forre della Tolminka, le linee geometriche dei campi coltivati nella vallata, le case ordinate dei paesi e delle frazioni.

Mi dirigo verso Caporetto percorrendo il Sentiero della Pace, lungo una bella strada di montagna che in alcuni punti sfiora il confine con l’Italia. Sul Monte Kolovrat passava la terza linea difensiva italiana. Nel Museo all’aperto transfrontaliero si visitano i punti di osservazione,i comandi, le postazioni delle mitragliatrici e dell’artiglieria. Dalla vetta della montagna il panorama è a trecentosessanta gradi: sulla Valle dell’Isonzo, sulle Alpi Giulie, il Friuli, il Mare Adriatico.

Il giorno dopo, visitando il Museo di Caporetto, resto molto impressionato dai reperti delle teche che mostrano la crudeltà bestiale dei combattimenti. Come le mazze ferrate che usavano i soldati bosniaci nei corpo a corpo con i fanti italiani. Un “riuso” delle armi medievali nel Ventesimo Secolo. La foto del militare austriaco sopravvissuto ad una granata con metà della faccia distrutta dal colpo sembra truccata, ma purtroppo non lo è. Nel Museo sono documentate anche le sofferenze della popolazione civile dell’Alta Valle dell’Isonzo che non finirono con la fine della Guerra Mondiale. La gente ritornò nei paesi completamente distrutti, privata delle case, impossibilita a riprendere le proprie attività, perchè il territorio era cosparso di sostanze inquinanti e di ordigni bellici inesplosi.

E’ un miracolo che il buco nero dell’Europa sia tornato ad essere il luogo tranquillo e affascinante che vediamo oggi. I sentieri di guerra sono stati trasformati nel corso dei decenni dagli abitanti dell’Alta Valle dell’Isonzo nei sentieri della pace. Non si tratta solo di visitare oggi dei musei o delle vecchie fortificazioni, ma di conoscere il percorso di vita di alcune generazioni di uomini.

Informazioni utili:

UFFICIO DEL TURISMO SLOVENO
www.slovenia.info

LTO Sotočje – TIC Tolmin
LTO Sotočje – TIC Kobarid (Caporetto)
www.lto-sotocje.si

Il Sentiero della pace
www.potmiru.si

Kobariški muzej
www.kobariski-muzej.si

Pubblicato il 17-09-2017

Categorie: Racconti di viaggio | Tags:

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