Nel Tirolo Orientale tra pini cembri e marmotte.

A Sillian si pedala in discesa tra prati fioriti lungo la Drava. Vivere un’esperienza esaltante, ascoltare la natura in una foresta alpina a Kals, tra rivoli d’acqua e antichi mulini.

Testo e foto: Paolo Gianfelici
Sillian

Castello di Heinfels – Sillian

Lienz –  Il Tirolo Orientale (Osttirol) è un luogo segreto, quasi sconosciuto in Italia, anche se  inizia pochi chilometri dopo San Candido e si raggiunge attraversando la Val Pusteria. E’ molto diverso dal Tirolo del Nord in cui si arriva dal Brennero.

Il paesaggio è molto simile a quello che si vede prima del confine. I rilievi scendono dolcemente sino a valle dove scorre la Drava. Le montagne sono ricoperte di prati e di boschi.

La prima cosa che faccio di mattina, dopo aver preso l’abbondante prima colazione tirolese sulla terrazza dello Sport Hotel Sillian, è salire su una bicicletta e dirigermi verso la vicinissima pista ciclabile della Drava. Sono passate le dieci e i ciclisti arrivano a frotte dall’Italia. Hanno preso a noleggio le biciclette alla stazione di San Candido. Vanno in discesa, in gruppi,  qualche volta tirando a rimorchio una carrozzina con a bordo un cane oppure un bambino. Il fiume qui è stretto, sembra quasi un ruscello, e non immagini che diventerà largo e maestoso prima di gettarsi nel Danubio. Prati verdi con tanti fiori gialli e azzurri rallegrano gli occhi, quando non sono impegnati a schivare la folla dei ciclisti. Procedo a monte in senso contrario agli altri. La loro meta è Lienz, 41 chilometri a valle. Arrivati a destinazione,  saliranno su  un grazioso  trenino variopinto  e  rientrati in Italia riconsegneranno le bici alla stazione di San Candido.
Vado a Lienz  il giorno dopo con lo stesso trenino. La città più importante del Tirolo Orientale è una piccola località austriaca di provincia, dove svettano i tetti a cipolla dei campanili e delle torri.
Mi dirigo in auto verso Kals. Sono attratto dal fascino dalle valli strette, solcate da rapidi torrenti,  sovrastate da montagne alte tremila metri, ricoperte di boschi, e, ancora più in alto, dai picchi rocciosi e dai ghiacciai. Questo paesaggio superbo, non viene offerto a buon mercato dal basso, ma devi conquistarlo con il trekking o la mountain bike (o l’auto fin dove arriva). In giugno i prati si vestono di fiori e sotto i boschi, tra le pietre della montagna, le piante di rododendro, che in tedesco hanno il poetico nome di Alpenrosen, le rose delle Alpi, sembrano degli enormi cuscini color rosa intenso e brillante.
Il paesino di Kals dà il benvenuto con un campanile che spunta curiosamente da solo sull’altipiano. La sua chiesetta è nascosta da una ripida scarpata. In alto a più di 1500 metri sulle pendici della montagna spunta la torre nera del Gradonna Mountain Resort, circondata da decine di chalet mimetizzati nella natura.
Kals-Tirolo-Orientale-Foto-TidPress (7)Dal Gradonna si può fare un lungo percorso a piedi per ammirare (se si ha fortuna) la cima del Grossglockner, la più alta dell’Austria (3798 metri) spesso avvolta dalle nuvole.
Seguendo due percorsi molto meno impegnativi e spettacolari, si possono “ascoltare” i racconti della vallata. Il primo è quello della Via Crucis. Lungo la strada in salita, si incontrano le sacre stazioni scolpite in legno. Sono semplici, espressione dell’antica religiosità degli abitanti di queste montagne, isolati dal resto del modo. Una esistenza vissuta tra mille pericoli naturali.  Arrivo alla Madonna del Rosario. E’ una cappella votiva scavata nella roccia, dentro una grotta, dove alcuni abitanti di Kals si sono rifugiati durante la Seconda Guerra Mondiale. Il ricordo della lapide mi meraviglia. Pensavo che una valle inaccessibile come questa potesse essere molto esposta alle slavine e alle alluvioni, ma completamente ignorata dalle catastrofi belliche.
Il secondo percorso è tutto in discesa, verso il villaggio di Kals. Dentro un bosco di pini cembri, attraversato dalle acque tumultuose di un torrente che ha portato nei secoli a valle grossi blocchi di pietra, un fila di mulini in legno raccontano storie di secoli fa. I mulini non sono stati restaurati e dimostrano tutta la loro età. Gli ingranaggi hanno perso quasi tutti i pezzi. L’acqua scorre impetuosa come sempre, ma a vuoto. In mezzo al bosco c’è una panchina dove ti puoi sdraiare e mettere la testa tra due enormi “altoparlanti” di legno e ascoltare il mormorio della natura. Lo scrosciare dell’acqua, il fruscio del vento tra gli alberi, la presenza degli animali della foresta. Un’esperienza esaltante.
Mi sposto in auto nella valle parallela. St. Jakob, un paese di mille abitanti, è il luogo ideale di partenza per escursioni nella Defereggental, all’interno del Parco Nazionale degli Alti Tauri. Si può arrivare con venti minuti di bicicletta ad Erlsbach e poi proseguire a piedi lungo un sentiero che costeggia il torrente Schwarzach. Nell’aria c’è il profumo intenso, un po’ pungente dei pini cembri. Dal fitto del bosco si ascolta la presenza delle marmotte, invisibili. L’acqua dei ruscelli e delle cascate è tumultuosa e cristallina. E’ un’acqua giovane, appena uscita dalla roccia.
Proseguendo a piedi per un’ora si arriva alla malga Oberhausalm. E’ una costruzione lunga, antica. Alcune famiglie di contadini dell’Alto Adige, distante pochi chilometri, hanno da sempre l’abitudine di portare qui o in altri luoghi del Tirolo Orientale, all’inizio dell’estate, il bestiame. Sono loro i proprietari della malga.

Rientro in Italia. L’itinerario porta a Passo Stalle, otto chilometri dopo Erlsbach. Prima del confine c’è il laghetto di Obersee (2052 metri). Stupendo è il panorama verso la Valle di Anterselva, in Alto Adige. Il lago omonimo, circondato da boschi,  si vede in basso a precipizio. Il dislivello è di quattrocento metri su cinque chilometri di strada strettissima, non percorribile d’inverno. Le partenze sono ogni ora, a senso alternato. Un piccolo sacrificio, ricompensato dalle emozioni che offre una natura nello stesso tempo dolce e selvaggia.

Informazioni utili:

Chi va a St. Jakob deve entrare nella “Schnaps Boutique” di Herr Macher. Questo distillatore acquista e seleziona personalmente migliaia di chilogrammi di frutta (mele, pere, albicocche, frutti di bosco) da cui sono prodotte poche centinaia di bottiglie di acquavite. In alcuni casi, come nelle ciliegie selvatiche, il rapporto è di 1 ad 80 (per distillare un litro ci vogliono ottanta chili di frutta fresca). “I quattro quinti dei distillati di frutta che si acquistano nei negozi, pontifica Herr Macher, sono aromatizzati. Se acquisti da me una bottiglia di Marillen (l’acquavite d’albicocche, il tipico distillato dell’Austria n.d.r.), sei sicuro che è stata fatta al cento per cento con frutta di albicocche”. I distillati vanno bevuti a temperatura ambiente, raccomanda. “Il freddo del frigorifero attenua i sapori e i profumi”. Ho fatto molti assaggi. Ho trovato eccellenti: l’acquavite di ribes e quella di frutta con il profumo del cembro. I prezzi sono un po’ alti, ma ne vale la pena  www.macher.at

Pubblicato il 02-08-2018

Categorie: Racconti di viaggio | Tags: ,

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