Montagne russe sulle Alpi svizzere

Il giro dei quattro passi con l’autopostale: 180 chilometri di strade di montagna, otto ore di intense emozioni, 10.500 metri di sali e scendi, tra paesaggi “minerali” e strapiombi senza fine

Testo e foto: TiDPress

Svizzera-Giro-Quattro-Passi-Foto-Paolo-Gianfelici-15Meiringen  – L’elicottero rosso volteggia sul promontorio roccioso con virate improvvise. Ogni tanto si ferma a mezz’aria e, dopo aver calato una fune, sembra puntare verso bersagli invisibili. A terra tutto è immobile e silenzioso. La luce bianca, intensa, della mattina d’estate si riflette sulle acque grigie del lago artificiale, sulle rupi e sulla neve delle montagne alte fino a quattromila metri. La scenografia è perfetta per un film di 007. Non solo: la vita imita il cinema. Da trenta anni il Grimsel Test Site, un centro di ricerche che si occupa tra l’altro dello stoccaggio delle scorie radioattive, opera qui nel massiccio dell’Aar, a 450 metri di profondità nella roccia granitica.

Siamo arrivati in autopostale da Meiringen (altezza 595 m.) al Grimsel- see (1909 m.) arrampicandoci nell’ultimo tratto lungo una strada stretta e letteralmente mozzafiato. La guida veloce, disinvolta, ma sicura del conducente dell’autopostale accresce il brivido e l’emozione. Il paesaggio è impervio e sconnesso, risultato dell’attrito tra due elementi della natura: il ghiaccio, che fino a diecimila anni fa arrivava a duemila metri di spessore, e la roccia. Creste aguzze, burroni profondi, vallate pianeggianti modellate dai ghiacciai, brulli altopiani e valli pensili con laghi, cascate e ruscelli. E’ l’altra faccia del panorama svizzero, conosciuto di solito per la morbidezza del rilievo ed i colori pastello. L’opera dell’uomo, che ha costruito dighe e centrali elettriche, ha ricoperto in parte con l’acqua le forme aspre e selvagge della natura, creando luoghi dall’aspetto misterioso ed indefinibile come il lago di Grimsel.

Poco più avanti, s’incontra il passo, sulla linea che divide le acque del Reno da quelle del Rodano, ed il Totensee, il lago dei morti. Questo nome deriva da una sanguinosa battaglia d’alta quota, combattuta tra austriaci e francesi al tempo di Napoleone. Un luogo con altre memorie lugubri. Durante il Medioevo, dopo uno scontro armato con gli Asburgo, centinaia di soldati bernesi furono gettati vivi nelle acque gelide ed affogarono. Una cappella, costruita sul passo dalla parte del ghiacciaio del Rodano, ricorda i defunti.
A dispetto del nome funereo del lago, il Grimselpass (2165 m.) è un posto allegro, pieno di gente di passaggio, di colori intensi, attraversato da un vento fresco e frizzante. L’acqua ha lo stesso tono blu del cielo. In lontananza una catena di montagne ricoperte di neve in piena estate. Un luogo dove amare la natura selvaggia e la vita.

L’autopostale scende verso la Valle del Rodano nel Cantone Vallese. Il clacson suona, prima delle curve, le note che imitano le trombe delle antiche corriere svizzere. Si arriva a Gletsch (1759 m.), crocevia delle strade della Furka, del Grimsel e della Valle di Goms. Il panorama è desolato. Qui arrivava un tempo la lingua terminale del ghiacciaio del Rodano che ha perso 1300 metri di lunghezza negli ultimi cento anni. Scendendo fino ad Oberwald si percorre una strada senza quasi vegetazione e si vede il Rodano precipitare di cascata in cascata. Alla stazione di Oberalwd si congiungono i due rami della ferrovia del Glacier Express: l’antico tracciato del Furka ed il nuovo in galleria. Si prosegue verso il villaggio walser di Ulrichen circondato da boschi di conifere.

Si arriva al Passo della Novena (2478 m.). Il nome è italiano perché ci troviamo nel Canton Ticino. Il vento è forte e gelato. Ci si affaccia verso ovest, per cercare di vedere in fondo alla valle da dove si è partiti con l’autopostale. L’impressione è quella di una desolazione grandiosa, fatta di un paesaggio “minerale” e strapiombi senza fine. La terra e la vita degli uomini sono laggiù, remoti.

Si scende verso la Val Bedretto . La strada costeggia pareti di pietra verdastra, striati da fili d’acqua che cadono dalla montagna. Fino alla località All’Acqua la vegetazione e rada e la discesa vertiginosa. Poi vengono i tipici villaggi ticinesi di pietra, le case addossate l’una all’altra: Bedretto, Fontana ed infine Airolo. In tutto sono stati percorsi solo otto chilometri con un dislivello di 1336 metri!

Ad Airolo sbuca il tunnel autostradale lungo quasi diciassette chilometri che collega dal 1980 Basilea con Chiasso, a livello svizzero, Amburgo con la Sicilia per la via più breve, a livello europeo. Sempre ad Airolo esce la galleria ferroviaria (1872-1882) di quindici chilometri, un corridoio di fondamentale importanza per i trasporti e l’economia dell’Europa, prima dell’apertura del nuovo tunnel del San Gottardo (2016)
Airolo è una tranquilla cittadina, silenziosa. L’ideale per una sosta-pranzo ed una visita al monumento di Vincenzo Vela, dedicato alle numerose vittime del lavoro nei cantieri per la costruzione del traforo ferroviario.

Svizzera-Giro-Quattro-Passi-Foto-Paolo-Gianfelici-1L’autopostale riprende la marcia verso il passo del San Gottardo. Anche questa volta la salita è notevole: da 1175 a 2108 metri di altitudine in quindici chilometri, in parte percorsi lungo la Tremula, l’antica, stretta, strada a serpentina, una delle più celebri della Svizzera. Sul passo grande movimento e confusione: auto, bus, moto Harley Davidson, guidate da uomini vestiti come americani degli anni cinquanta, diligenze ottocentesche con cocchieri in costume d’epoca. La vista dal piazzale non è eccezionale, se comparata con gli altri due passi già visitati quel giorno. A meno che non si voglia salire a piedi più in alto, meglio dedicarsi all’interessante e grande Museo Nazionale che documenta la storia del valico, del traforo, la flora e la fauna di queste montagne.

Il bus prosegue lungo la vecchia strada, entra nel Cantone Uri, scende ad Andermatt (1447 m.), si ferma alla stazione di Göschenen (1.111 m.), dove sbuca il vecchio tunnel ferroviario del San Gottardo, sale al Passo del Susten (2224m.) ed infine ridiscende verso il Cantone di Berna e si ritorna al punto di partenza: Meiringen.  Si smonta dal bus, dopo 180 chilometri percorsi in otto ore pieni di emozioni forti ed inquietanti, 10.500 metri di sali e scendi, un po’ frastornati come quando si è stati sulle Montagne russe di un luna park. L’autista dell’autopostale, come qualche volta succede ai comandanti d’aereo abili, riceve all’arrivo un meritatissimo applauso. Da Meiringen si prende il treno per la vicina Interlaken. I colori e le forme del paesaggio sono di nuovo dolci, teneri, rassicuranti.

Informazioni utili:

PAOLO GIANFELICI, ELVIRA D’IPPOLITI “SVIZZERA IN TRENO”,  IBN Editore

AutoPostale Svizzera SA  www.autopostale.ch

 

Pubblicato il 22-08-2018

Categorie: Racconti di viaggio | Tags:

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