La Svizzera barocca: Soletta

Le linee del barocco italiano e del neoclassico si intrecciano con l’architettura nordica della Torre dell’Orologio, con il taglio spiovente dei tetti delle case, con le insegne di ferro battuto

Testo e foto: Paolo Gianfelici

1- Soletta-Paolo-Gianfelici (23)Soletta – Le note di un brano di Haendel si diffondono nella Chiesa dei Gesuiti. L’acustica è perfetta, come l’interpretazione dell’organista. Quattro colonne di legno dipinte di blu e d’oro sono il fondale di un tempio ricco di forme e di colori. La luce del sole filtra attraverso le vetrate e crea un gioco di chiaroscuri che accentuano l’atmosfera barocca del luogo.

I padri gesuiti se ne sono andati via da Soletta da un bel po’ di tempo, le hanno però impresso un’impronta cattolico-romana indelebile ed originale, rispetto al confinante Cantone protestante di Berna. Appena arrivato in città, attraversando a piedi il ponte sull’Aare, sono stato colpito dalle linee della cupola della cattedrale neoclassica baroccheggiante e dalla monumentale scalinata di accesso al portale.

La croce e la spada. Per secoli la città è stata appesa a questi due simboli. Da una parte il vescovo principe di Basilea, i francescani, i gesuiti, dall’altra i militari che difendevano l’indipendenza della città e mettevano le proprie truppe molto addestrate al servizio del re di Francia, del papa o di chi altro fosse disposto a pagarle profumatamente. Questa tradizione militare è arrivata fino ai giorni nostri: molte guardie svizzere della Città del Vaticano sono di Soletta.

La Porta di Basilea fa parte del sistema di fortificazioni, visibile ancora oggi. Cammino alcune centinaia di metri, seguendo il tracciato delle vecchie mura, tra villini e giardini fioriti e profumati di rose, per arrivare ad un bastione. Salgo sulla strettissima scala a chiocciola. Dall’alto appare chiara l’importanza strategica di Soletta nei secoli: i monti del  Giura, la vicina Francia (nascosta sull’altro versante), la pianura verso Berna e Zurigo. Il vicino Museo dell’Antico Arsenale contiene una collezione impressionante per quantità e qualità di armi e uniformi di diverse epoche.

2-Soletta-Paolo-GianfeliciMa la Soletta di oggi è tutt’altro che una cittadella militare. Il piccolo centro storico è vivace e molto frequentato, pieno di piccoli negozi che offrono merci di qualità, di caffè e ristoranti eleganti. Le linee del barocco italiano e del neoclassico si intrecciano con l’architettura svizzera delle Torre dell’Orologio, con il nordico taglio spiovente dei tetti delle case, con le antiche insegne di ferro delle botteghe. Quasi ad ogni slargo si incontra una delle 11 fontane (il numero magico, ricorrente in questa città). Sono tutte interessanti e colorate, meritano un percorso dedicato. A cominciare dalla Fontana della Giustizia, una giovane donna alta e florida, vestita di rosso, che domina dall’alto 3 o 4 ometti che rappresentano il potere. E per finire la Fontana dei Pesci (oggi in restauro e parzialmente visibile) dove “transitavano” i pesci del fiume e dei laghi vicini, venduti nella Piazza del Mercato. Dalla fontana si ammira la Hauptstrasse (strada principale) con la cattedrale di St.Urs sullo sfondo.

Quando a Soletta si vuole prendere un caffè bisogna andare assolutamente alla Stadtrösterei. Se si ha la fortuna di incrociarlo, Bernhard Mollet, il proprietario di questa torrefazione artigianale, risponderà con piacere ad ogni domanda sulla produzione della materia prima e sulla preparazione della bevanda. Sorseggio un espresso senza zucchero estratto da una miscela arabica del Salvador: il gusto amaro si trasforma in una sensazione molto più rotonda. Un’ altra esperienza nuova e piacevole è la degustazione di una tazza di caffè coltivato in una piantagione dell’Etiopia, situata a duemila metri di altitudine: il sapore intenso di cioccolato amaro si unisce a sentori di prugne mature.

In Svizzera si pranza presto. Poco prima di mezzogiorno mi siedo ad un tavolino all’aperto della Zumfthaus Wirthen, l’antica corporazione dei ristoratori. Proprio sopra la mia testa, sull’altro lato della strada, c’è la Torre dell’Orologio. Alle 12 precise si mette in moto il meccanismo: il potente di turno scandisce i tocchi con lo scettro e la morte accanto gira la clessidra. Ignoro le tristezze dell’inesorabile trascorrere del tempo, tuffando lo sguardo sul mio piatto di carne, guarnito, come si usa qui, con tante varietà di verdure e salse colorate

Il porto fluviale è sull’altra sponda dell’Aare, nella Vorstadt, dove un tempo si trovavano le prigioni, l’ospedale e l’orfanatrofio. Per arrivarci percorro prima la riva destra del fiume lungo il Landhausquai, luogo di ritrovo, durante le calde serate estive.

Di fronte ho la torre pentagonale, detta torre storta a causa dell’asimmetria del tetto a punta. Mi imbarco sul battello della compagnia BSG (Bielersee Schifahrt) che in tre ore di navigazione lungo l’Aare mi porterà a Bienne. L’imbarcazione si chiama Solothurn (Soletta). E’ un invito a ritornare e a ripetere la piacevole esperienza di vivere per un paio di giorni in una cittadina bella e gentile, fatta a misura dei suoi abitanti (e dei suoi ospiti).

Informazioni utili:

Svizzera Turismo      www.myswitzerland.com

Region Solothurn Tourismus       www.solothurn-city.ch

Hotel De La Couronne                            www.lacouronne-solothurn.ch

Stadtrösterei                                           www.stadtroesterei.ch

BSG (Bielersee Schifahrt)                        www.bielersee.ch

Ass. Svizzera Guide Turistiche                   www.swisstourguide.com

Carmen Niederberger,  guida turistica esperta del Cantone di Soletta, parla correntemente l’italiano   carmen.niederberger@solnet.ch

 

 

Pubblicato il 29-05-2018

Categorie: Racconti di viaggio | Tags: ,

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