Grand Train Tour of Switzerland: il Trenino Rosso

La corsa del Bernina Express: da Tirano in Valtellina a St. Moritz, la mitica località turistica svizzera, salendo sulle Alpi fino a 2253 metri di quota, circondati da panorami mozzafiato.

Testo e foto: TiDPress

Il Lago Bianco Click sulla foto per ingrandire

Il Lago Bianco
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Sankt Moritz – Il treno è svizzero, ma a Tirano in Valtellina lo amano come se appartenesse alla città. Le carrozze rosso fuoco serpeggiano sui binari. Le porte si chiudono e lentamente le ruote cominciano a girare. La partenza è dolce e il treno attraversa tranquillo la città. Ad ogni passaggio a livello un vaporoso scampanellio gli dice arrivederci. Il cielo è azzurro e l’aria è ricca di aspettativa. Il Bernina Express fa il suo ingresso sulla piazza principale di Tirano. L’attraversa diagonalmente sfiorando quasi la Basilica della Madonna di Tirano.

Il Trenino Rosso lascia dietro di sé le ultime abitazioni di Tirano e comincia a scaldare “gli stantuffi” per la salita. Accanto alla tecnologia forse è anche un angelo custode a fargli affrontare in tutta tranquillità il percorso in salita (e poi in discesa) in alta montagna, senza aggrapparsi ad una cremagliera.
Il paesaggio muta da Tirano in su e mostra uno spiccata attitudine all’armonia. Piccoli fazzoletti di terra sono coltivati e curati come giardini degni di ville eleganti. Un contadino è intento a raccogliere le mele dai suoi pochi alberi che sembrano aver posato da modelli per le illustrazioni di un libro di fiabe. Il treno gli passa vicino. L’uomo si volta e aspetta sorridendo di vedere le luci di posizione dell’ultimo vagone. A pochi metri da lui, e quasi nascosto nel folto del fogliame, un triangolo rovesciato annuncia l’ingresso in Svizzera: Grenze – frontiera. Oltre agli alberi, anche le montagne hanno assunto un aspetto maestoso e aggraziato. Il paesaggio ha il potere di attirare lo sguardo, ma a sorpresa è una costruzione dell’uomo a strappare le prime esclamazioni di meraviglia. Il viadotto elicoidale di Brusio è una rampa circolare che spinge il treno a superare un grande dislivello. Il viadotto ha piantato le proprie radici su un piccolo altopiano coperto d’erba. E’ un attimo e il treno si è già infilato sotto una delle arcate (la terza) che sostengono l’intera struttura e si avvia su per la rampa che lo alza dal terreno. Gli archi si fanno sempre più alti e la sensazione di volare al sicuro sui binari è esaltante. Pochi minuti ed il treno, un po’ accaldato per la salita, è arrivato in cima ed i binari sono di nuovo poggiati sulla terra.

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Il Lago di Poschiavo
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Alla stazione Miralago il Lago di Poschiavo, placido e luminoso, si mostra tra le montagne. Il treno ne segue il perimetro senza fermarsi. Lungo i binari corre una staccionata di legno chiaro che sottolinea il carattere semplice del luogo. L’acqua è ferma come un cristallo. Le montagne vi si specchiano in silenzio.

A Poschiavo la sosta è fonte di sorprese. Il paese che dà il nome alla valle si concentra intorno alla sua piazza principale. Il desiderio di cristallizzare il tempo si intuisce senza averne appieno consapevolezza. Sarà forse la presenza della torre medievale, in cui si conservano gli archivi dei tanti processi alle streghe che si sono svolti qui, a virare l’atmosfera verso i tempi passati.

Prossima tappa: Cavaglia. Il rifugio che porta lo stesso nome si trova a pochi passi dalla stazione. Una coppia di cavalli corre su un prato con il proprio puledro. Una mucca si sdraia con un sospiro, dopo essersi guardata intorno soddisfatta. Un cane gioca abbaiando la sua felicità verso gli amici umani. Fiori multicolori sfiorano il bordo della strada.
Percorrendo la strada del rifugio a ritroso e, oltrepassata la stazione, si arriva all’ingresso del “Giardino dei ghiacciai” dove alcuni enormi fori cilindrici scavati con precisione nella roccia grigia e soprannominati “marmitte dei giganti” si mostrano ai visitatori. L’insolito percorso è stato reso possibile da un’associazione di appassionati che ha svuotato alcune di queste cavità, perfettamente levigate dalla spinta di un ghiacciaio, dai detriti che le avevano riempite. Sono apparsi dei buchi cilindrici, profondi alcuni metri, che fanno sembrare la roccia un’enorme fetta di groviera, sulla quale i buchi si alternano a cespugli di erbe e fiori. Da alcuni punti panoramici si osserva la ferrovia e presto si vedrà un Trenino Rosso sbucare dal fitto degli alberi per proseguire la sua arrampicata verso la cima del passo Bernina. Una piccola terrazza a strapiombo si affaccia su Poschiavo che velato dalla lontananza somiglia a un miraggio tra i boschi.

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Il Bernina Express ha in serbo altri panorami d’altura, godibili sia attraverso i suoi finestrini panoramici, che facendo tappe intermedie, come ad Alp Grüm. Partendo da Cavaglia ci si inoltra nei boschi. Presto si arriva a Ospizio Bernina, il punto più alto raggiunto dai binari (2253 metri). In inverno l’altopiano affiancato dal lago si trasformarma in una distesa di neve. In estate il paesaggio ha mantenuto tutto il suo glaciale distacco anche senza la presenza della neve. Alcune chiazze candide sono comunque rimaste incollate alla montagna e si riflettono nel Lago Bianco. Il rosso del treno è una vistosa macchia di colore in un paesaggio lunare.

Il treno comincia a scendere. Da qui a Pontresina si gode un tragitto nel bosco di circa dieci minuti. Ma chi vuole sentirsi l’alito del treno sul collo, può scendere a Surovas e proseguire a piedi. Il sentiero affianca in parte i binari molto da vicino ed il bosco.
A Pontresina le case parlano. La loro caratteristica è di essere adornate da scritte nella lingua locale, una delle quattro lingue ufficiali della Svizzera, il romancio.

A pochi chilometri da qui si trova la mondana St. Moritz con il centro ingombro di negozi di lusso. Nella lunga, avveniristica galleria che collega la stazione di St. Moritz alla città, è appesa una collezione di foto d’epoca che testimoniano la fama in campo aeronautico della città. Per il Bernina Express (ed i suoi passeggeri più convinti) St. Moritz rappresenta una sorta di schock culturale: nulla può infatti essere più distante da certe tradizioni architettoniche “assaggiate” sin qui lungo la ferrovia, dello stile moderno, ma un po’ anonimo che ha trasformato un villaggio di montagna nella capitale svizzera della mondanità. Chi può permetterselo, d’inverno arriva a St. Moritz la mattina su di un jet privato, si butta a capofitto sulle splendide piste rinomate in tutto il mondo e dopo aver goduto l’apres-ski, se ne torna a casa. Dal placido punto di vista del treno, che per arrivare a St. Moritz da Tirano mantiene un’andatura che si aggira intorno ai 30 chilometri all’ora, i jet, lo stress mascherato sotto forma di sport ed il viaggiare con gli occhi fissi sulle lancette del – costoso – orologio, appare un’aberrazione.

Info:
PAOLO GIANFELICI, ELVIRA D’IPPOLITI “SVIZZERA IN TRENO”,  IBN Editore
Tirano (Sondrio): Partenza del Bernina Express

Tirano (Sondrio): Partenza del Bernina Expres

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Pubblicato il 16-09-2015

Categorie: Racconti di viaggio | Tags: , ,

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