Valle d’Aosta, vigneti con vista

Da Arvier a Arnad, passando per Saint-Pierre, per ammirare sullo sfondo bianco delle Alpi i colori gialli, rossi, arancione dell’autunno e degustare i vini da favola dei “Viticulteurs Valdôtains”

Testo e foto: TiDPress

Valledaosta-Foto-Paolo-Gianfelici (6)Saint-Pierre – Assaggio qualche chicco d’uva Petit Rouge dall’unico grappolo rimasto dopo la vendemmia. E’ molto dolce. La vallata è inondata dal sole autunnale. Sul cielo azzurro neppure una nuvola. I vigneti sfiorano i mille metri di altitudine. Passeggio lungo i filari e mi godo uno spettacolo insolito: una distesa di foglie di vite gialle e arancioni con lo sfondo bianco delle Alpi.

Il fuoristrada si ferma sul ciglio di un burrone. La mia guida tra le vigne d’alta quota della Valle d’Aosta, Stefano Celi, il dinamico presidente dei “Viticulteurs Valdôtains’”, vuole mostrarmi dall’alto il fondovalle e indicarmi la sua cantina “La Source” di Saint-Pierre. Scendo e mi sporgo in basso. La Dora Baltea scorre serpeggiante tra paesi e pascoli. Quando incontra una collina le gira intorno. Il fiume fa da cornice al quadro: i vigneti disegnati in forme geometriche e un castello sulla cima.

“La Source” (la sorgente) “sgorga” all’ombra del castello medievale di Saint-Pierre, a cui nell’Ottocento hanno aggiunto torrette e merli neogotici per creare un’atmosfera da fiaba. Scendiamo lungo la strada fino a “La Source” . Celi ha costruito lì la cantina (ricavandola da una vecchia stalla) per il fascino romantico che emana il castello. Il suo sogno dieci anni fa, quando ha lasciato l’impiego sicuro nell’amministrazione regionale, era produrre vini da favola.

Assaggio il suo Torrette (assemblaggio degli autoctoni Petit Rouge al 90% e il resto Vien de Nus, Fumin) e mi convinco che è arrivato vicino al traguardo. Torrette ha il profumo della ciliegia, un sapore rotondo e nello stesso tempo la freschezza del vino di montagna. Inconfondibile, nel panorama dei rossi italiani. Con sforzi incredibili, migliorando le tecniche di coltivazione e rivoluzionando la vinificazione, i valdostani sono riusciti a trasformare prodotti troppo acidi e a basso grado alcolico in vini importanti, equilibrati, senza snaturarne l’identità originaria.

Risalendo la Dora Baltea, sempre più vorticosa e adatta al rafting, si arriva ad Arvier. I vigneti sono in alto, ben esposti al sole, sui terrazzamenti della montagna di granito. Un tempo erano più vicini al crinale. Si vedono ancora gli antichi muretti a secco. I vignaioli del passato attingevano l’acqua dal fiume e la portavano su per centinaia di metri per dissetare le vigne arse dal sole estivo. Un vero inferno di caldo e di fatica!
Il fiore all’occhiello de “La Cooperative de l’Enfer” si chiama l’Enfer (l’inferno) d’Arvier.
E’ un Petit Rouge color rubino fresco e di struttura. L’Enfer d’Arvier Superieur è prodotto con uve diradate (tagliando in ogni grappolo la parte inferiore) e poi lasciate al sole nelle cassette per dieci giorni.

Il viaggio prosegue scendendo lungo la Dora fino ad Arnad. La Valle qui è molto stretta, rocciosa e meno luminosa. In lontananza si vedono le costruzioni ciclopiche del Forte di Bard. In un ambiente così severo e “nordico” non ti aspetteresti mai di trovare un vino “solare” come lo Chardonnay La Kiuva, rotondo, profumatissimo. I vigneti sono molto più bassi. Siamo quasi ai confini con il Piemonte.
Il presidente della cooperativa “La Kiuva”, Ivo Joly, brinda con un Traverse (Nebbiolo in purezza, spumantizzato seguendo il metodo classico). Ha un colore rosa tenue, fruttato con un gusto equilibrato che si abbina al piatto degli antipasti: lardo di Arnad (molto delicato), la deliziosa salsiccia povera boudin (poca carne, patate e bietole).
Poi arriva la salsiccia di cinghiale cacciato nel luogo, la mocetta, la crespella alla valdostana con prosciutto, besciamella alle erbe e prosciutto, la carbonnade di manzo allo Chardonnay e polenta che si accompagnano con il Nebbiolo “Picotendro”, rosso rubino, profumato di frutti rossi, dal gusto gradevolmente tannico. Dopo un bicchierino del Kiu-miel, il liquore della casa al miele di montagna, proseguo il percorso, alla scoperta di nuovi sapori.

La Maison Bertolin ad Arnad è un edificio a ridosso della montagna in legno e pietra, secondo lo stile valdostano. Guardando la costruzione si capisce il legame profondo tra la famiglia Bertolin e il territorio. Il salumificio produce il famoso Lardo d’Arnad DOP, ricavato dal solo spallotto del maiale, squadrato, sgrassato e poi messo a maturare per tre mesi nei doils, antichi recipienti di legno di castagno con acqua, sale, alloro, rosmarino e salvia del luogo. Ma anche il boudin, il salame di patate e bietole, la mocetta di bovino o cervo o camoscio (tagli di coscia, lasciati macerare con sale, aglio ed erbe aromatiche). Esco dal salumificio dopo essere passato per lo “Scrigno dei sapori”, dove oltre a tutti i prodotti della Maison si trovano i migliori vini, formaggi e marmellate della Valle d’Aosta. Una tappa obbligata.

Valledaosta-Foto-Paolo-Gianfelici (14)Prima di rientrare a Saint-Pierre faccio l’ultima sosta in una cantina d’Aosta, ricavata in un antico mulino, a pochi passi dalle mura romane. Federico Marcoz è un giovane che ha creato una startup con poco capitale. Ha preso in affitto quattro ettari di vigneti distanti tra di loro che coltiva con molto lavoro. Ha restaurato alcuni locali di famiglia dove vinifica e ha creato anche un punto di vendita e degustazione, La Crotta de Tanteun e Marietta. Tutto è molto piccolo, ma i risultati, dopo quattro anni sono ottimi. Il suo Muscat Petit Grain è secco, sapido e ricco dei profumi delle erbe aromatiche di montagna. Ottimo anche il Pinot Noir R.E.M., elegante e profumato ai frutti di bosco.

La mia giornata si è conclusa. La valle è uno scrigno di sapori, profumi e colori affascinanti e originali. Prima di essere una terra di confine tra l’Italia e la Francia, è un mondo a sé, un territorio con una forte identità e con un grande desiderio di manifestarla al mondo esterno.
Il mattino dopo sono sopra Saint-Pierre. Il cielo è azzurro, il raggi del sole brillano sulla neve delle montagne. In basso la nebbia fitta avvolge la vallata. Continuo a cercare con lo sguardo il paese invisibile . All’improvviso, in pochi minuti la nebbia scompare. Come per incanto appaiono i due castelli, la chiesa, le case, le strade, i vigneti.

 

Info:

La Source
Saint-Pierre
www.lasource.it

La Kiuva
Pied de Ville – Arnad

www.lakiuva.it

La Crotta de Tanteun e Marietta

Via Vevey, 23 Aosta
www.lacrottadetanteunemarietta.it

Co-Enfer
Via Corrado Gex Arvier
www.coenfer.it

Residence “Lo Fleyé”

Saint-Pierre
Valle d’Aosta
www.lofleye.it

Salumificio Maison Bertolin
Arnad
www.bertolin.com

Pubblicato il 03-11-2018

Categorie: Racconti di viaggio | Tags: ,

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