Romania: l’uccello sulla quercia del monastero

Cento candele brillano ogni notte sullo sfondo del Monastero di Pasarea, dove la spiritualità è vicina alla quotidianità

Testo e foto: Paolo Gianfelici

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Monastero Pasarea

Monastero Pasarea

Monastero Pasarea

Bucarest – Un viaggio in Romania è incompiuto, se non si passa almeno mezza giornata circondati dalla quiete di un monastero ortodosso, dall’energia positiva che diffonde, dalla luminosità delle candele e della natura. Perdersi un’esperienza del genere significa rinunciare alle emozioni più intense e profonde che questo Paese può offrire. Si attraversa il quartiere di Pantelimon con i suoi caseggiati monotoni, costruiti trenta-quaranta anni fa in un’epoca cupa, si supera la nuova periferia che punteggia la campagna con i simboli colorati e finto-allegri del recente consumismo. Dopo dieci chilometri, un’apparizione improvvisa su una collina circondata da boschi, un lago stretto e sinuoso, prati su cui pascolano le mucche: il monastero di Pasarea, dell’Uccello, in romeno. Si racconta che il monaco fondatore dell’abbazia seguì con un gruppo di religiose il volo di un grande uccello che si posò qui, sulle cime di una quercia secolare.

Il grande, altissimo, portale bianco annuncia l’ingresso in un luogo solenne. Una stradina parallela in terra battuta attraversa un prato e porta alle casette dove vivono le suore. Nello spazio di pochi minuti si è passati dall’atmosfera metropolitana alla quiete vivace di un villaggio romeno. Questa abbazia, che non ha neppure le mura di cinta, assomiglia più ad un minuscolo paesino di campagna che ad un convento. Vicino alla chiesa,un monaco, seduto sotto gli alberi, è assorto nella lettura di un testo sacro. Si ha l’impressione di essere calati nella Valacchia agli inizi del Diciannovesimo secolo.

Bucarest-Monastero-Pasarea-Paolo-Gianfelici (4)Bucarest-Monastero-Pasarea-Paolo-Gianfelici (2)Le suore fanno tutto da sole: lavoro manuale, tecnico, assistenza, insegnamento. Vivono in piccole comunità di quattro-cinque consorelle. Durante la giornata indossano un abito grigio da lavoro e sono in perpetuo movimento nei laboratori, nella scuola, nel centro anziani oppure le vedi arrampicate sui davanzali e sui tetti a fare lavori di manutenzione. Sbaglia chi pensa che la Chiesa Ortodossa è interessata solo alla vita contemplativa. Naturalmente dedicano molte ore anche alle preghiere quotidiane nell’antica spaziosa chiesa. Quando la sera vanno a riposarsi nelle loro deliziose casette con il giardino fiorito e l’orto devono essere molto stanche. Prima coricarsi ogni monaca accende una candela sulla tomba di chi l’ha preceduta e iniziata alla vita religiosa. La madre economa ci indica con affetto dove riposa la sua madre-tutor, vissuta fino a novantacinque anni.

Bucarest-Monastero-Pasarea-Paolo-Gianfelici (1)Bucarest-Monastero-Pasarea-Paolo-Gianfelici (3)Abbiamo passato il pomeriggio visitando la chiesa ed il museo, ricco di icone su legno,vetro e chiuse nell’argento, manoscritti, antichi oggetti sacri. Abbiamo curiosato e scambiato con le abitanti qualche parola, tra le case con i piccoli portici in legno, secondo lo stile romeno di campagna. Pasarea non ha da offrire i capolavori della pittura medievale come i monasteri della Bucovina. E neanche quell’armonia di linee naturali-architettoniche e contrasti di colori verdi e azzurri che incantano il visitatore di Voronet e di Moldovita. Eppure questa non è una scampagnata come un’altra. Si porta a casa qualcosa, si costruisce dentro di sé un tassello che in futuro potrà comporre un quadro. L’aria è piena di una spiritualità accessibile, semplice, non pomposa e rituale, non lontana dalla vita, anzi vicinissima alla quotidianità, adatta a tutte le occasioni.

Al Vespro, al suono ritmico della “toaca”, uno strumento musicale a percussione, le monache vestite di nero si incamminano a gruppi verso la chiesa. Noi ci allontaniamo verso il lago ed il bosco.  Osserviamo il tramonto sotto una quercia secolare. Forse è la stessa su cui si è posato l’uccello che ha guidato il fondatore dell’abbazia.

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Pubblicato il 21-06-2020

Categorie: Racconti di viaggio | Tags:

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