Sannio misterioso e gustoso

Il Barbera da clone autoctono di donna Lorenza della Antica Masseria Venditti e la cena sannitica di donna Concetta de La Guardiense. Trekking nei boschi e percorsi di speleologia dentro le grotte vulcaniche.

Testo e foto: Paolo Gianfelici

Telese Terme – La stazione di Napoli è circondata da un groviglio di macchine e prima di uscirne passa un buon quarto d’ora. Finalmente si parte per il Sannio. Nel primo tratto di strada, in provincia di Caserta, il paesaggio è orrendo. Sui lati della strada a “scorrimento veloce”, ma con il fondo dissestato, non si contano le case finite a metà, gli impianti industriali abbandonati ed una selva di cartelli affittansi. “Questo è il territorio più inquinato della Campania”, afferma l’autista, ” ed io non mangerei neppure una carota o un pomodoro che cresce qua”.

Ci inoltriamo nell’interno della regione. Il traffico, quasi per miracolo, diminuisce del 90% e le costruzione ai lati della strada pure. Passiamo sotto le arcate dell’acquedotto di Luigi Vanvitelli che alimentava le cascate della Reggia di Caserta. Il paesaggio cambia all’improvviso. Siamo arrivati nel Sannio. Sulla pianura si estendono verdi campi di grano giovane. Sulle colline salgono filari di vigne, così ordinati che sembrano tracciati con la matita. I terreni più scoscesi sono ricoperti di piante di ulivo. E sulla sfondo il massiccio del Matese ed il Monte Taburno. Un mondo idilliaco, se paragonato a quello che ci siamo lasciati alle spalle. Salendo ancora si incontra un territorio diverso: montagne aspre e pietrose, paesini arroccati e panorami sconfinati.

Il clima è continentale e piovoso. Le notti estive sono molto fresche e le vendemmie si prolungano a novembre inoltrato. I vini del Beneventano, la Falanghina, il Fiano, Greco e l’Aglianico del Taburno ne sono il risultato. Diversissimi non solo dai vini della costa campana, ma anche da quelli del resto del Meridione. I bianchi delicati, freschi, asciutti. I rossi di color rubino e granato, secchi e giustamente tannici.

Quest’anno il mese di marzo è più freddo e piovoso del solito. Arrivo al resort Aquapetra di Telese Terme, un antico minuscolo borgo contadino circondato da uliveti e boschi, e mi immergo subito nell’atmosfera silenziosa della manifestazione-degustazione “Campania Stories I Vini Rossi – Edizione 2013”. Mi siedo accanto a Gaetano Bove della Tenuta San Francesco con i vigneti di uve Aglianico, Tintore e Piedirosso che maturano a cinquecento metri sopra il mare, nella cornice incantevole della Costiera Amalfitana. Accanto ai tradizionali bianchi eleganti e profumati, si produce il rosso “4 Spine”, un blend delle tre uve, con una robusta acidità resa piacevole dal Piedirosso e con un ritorno di frutta. Un mondo fantastico di colori e profumi intensi, inondato di sole e di mare. Ma uno sguardo attraverso le vetrate della sala delle degustazioni  mi riporta alla realtà. Il cielo è grigio, la temperatura rigida, la pioggia cade abbondante. Dopo qualche assaggio di rossi del Beneventano, nell’assoluta concentrazione e nel religioso silenzio del luogo, decido di uscire sfidando il tempo sfavorevole.

 

 “Campania Stories I Vini Rossi – Edizione 2013”

“Campania Stories I Vini Rossi – Edizione 2013”

Il resort Aquapetra è il punto di partenza ideale per esplorare questo affascinante, misterioso e “gustoso” territorio. Prima tappa a Castelvenere, nell’Antica Masseria Venditti. Il cartello di benvenuto recita: “Donna Lorenza cucina per arte e vino per amore”. Donna Lorenza è la moglie di Nicola Venditti, enologo-produttore di vini per tradizione di famiglia che risale alla notte dei secoli.  Entrambi sono molto accoglienti con gli ospiti che visitano l’azienda e degustano i vini ed i cibi locali, preparati con grande cura da donna Rosa, e posano volentieri per una foto davanti al torchio del 1595 con la base in pietra e dal peso di 35 quintali, che con grandi difficoltà è stato trasportato qui dall’antichissima masseria di famiglia sulle pendici della collina, dove si trovano i grandi vigneti di Falanghina, Greco, Aglianico. Vicino alla nuova cantina, costruita con linee architettoniche garbate, sono stati piantati alcuni filari di viti diverse. Nicola è molto orgoglioso degli uvaggi che provengono da questa vigna e delle festose vendemmie notturne. Dei tanti ottimi vini assaggiati uno mi ha incuriosito di più: Barbera. Cosa c’entra questa uva piemontese nel Beneventano? In realtà è un’altra uva con clone autoctono opera di un inventivo bisnonno di Nicola, detto in paese Barbetta, perché si lasciava crescere il pizzetto sul mento. Assaggio il Barbera-Barbetta Doc rosso: è corposo, secco, fruttato. Forte, delicata, antica espressione di questa terra nello stesso tempo aspra e bucolica.

Sulle pendici del Monte Taburno si trova in bella posizione, in cima alla collina, la Fattoria La Rivolta, dove si producono rossi strutturati e bianchi profumati. Le camere sono arredate con mobili dell’Ottocento e la cantina è un dedalo di antichi cunicoli. Dopo i tanti rossi della degustazione all’Aquapetra, assaggio con grande piacere una Falanghina e un Fiano Taburno Sannio. Un profumo intenso di fiori affumicati esce dal calice che faccio girare tra le dita, mentre osservo i vigneti degradanti sulla vallata avvolta dall’umidità del tramonto.

 

la Fattoria La Rivolta

la Fattoria La Rivolta

Quando arrivo alla coperativa La Guardiense a Guardia Sanframondi è già notte. Quello che non posso vedere della natura e dei luoghi me lo comunicano con allegra cordialità gli addetti della cooperativa, durante una cena nello stesso tempo copiosa e leggera. La Guardiense è la più grande produttrice di Falanghina del Beneventano ed ha contribuito non solo a migliorare nell’ultimo mezzo secolo la qualità del vino, ma anche rendere il territorio più bello e armonioso. Non più scampoli di vigneti sparpagliati, ma tappeti verdi, gialli o rossi, a seconda delle stagioni, che colorano le colline.

 

Trekking nei boschi, percorsi di speleologia nelle grotte vulcaniche alla scoperta di un territorio affascinante e segreto. Il turismo attivo qui non manca. E poi oltre ai vini, anche i cibi sono eccellenti. La signora Concetta Pigna, vice presidente de La Guardiense ha curato (e poi illustrato) personalmente la Cena Sannita: fritto di baccalà e cavolfiori, brodo con “canederli” (ma qui li chiamano polpettoni) di mollica di pane e carne macinata di pollo avvolti in una foglia di scarola, la tasca, carne ripiena di formaggio, di verdure, tagliata a fettine, polenta “faticata” con verdure di stagione e poi la pastiera che a Guardia Sanframondi ognuno fa secondo il suo gusto e la sua ricetta. Quella della signora Concetta è molto delicata e non così dolce come la tipica pastiera napoletana.

Il tutto naturalmente accompagnato da Falanghina, Piedirosso, Aglianico e da uno spumante prodotto con il metodo classico.

 

Informazioni utili:

Antica Masseria Venditti
Castelvenere (Benevento)
www.venditti.it
Fattoria La Rivolta
Torrecuso (Benevento)
www.fattorialarivolta.com
 
La Guardiense
Guarsia Sanframondi (Benevento)
www.laguardiense.it
 
Tenuta San Francesco
Tramonti (Salerno)
www.vinitenutasanfrancesco.it
 
Aquapetra Resort & SPA
Telese Terme (BN)
www.aquapetra.com

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Pubblicato il 21-03-2013

Categorie: Racconti di viaggio | Tags: ,

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