Slovenia: i ciliegi di Kranjska Gora

Sognando tra le mura di casa di ripercorrere presto l’Alta Valle del fiume Sava in bicicletta: l’atmosfera da fiaba del Lago Jasna, le cascate Peričnik, le “case alpine” dei villaggi tra prati e alberi da frutto

Testo e foto: Paolo Gianfelici

Kranjska-Gora-Foto-Paolo-Gianfelici (19)Kranjska Gora – Andiamo in bici lungo la pista ciclabile sul tracciato dell’antica ferrovia Lubiana – Tarvisio. La meta non è il vicino confine italiano, ma la sorgente del fiume Sava. Siamo appena usciti da Kranjska Gora, la località slovena famosa per gli sport invernali, incantevole nei colori e profumi di maggio. Attraversiamo la vallata coperta di prati e ciliegi in fiore. Incrociamo un gruppo di ciclisti che parlano in tedesco ( l’Austria è a pochi passi), quando la bicicletta della guida fa crack e si ferma. E’ saltata la catena. Deve tornare indietro e farsi dare un’altra bicicletta. Aspetto in mezzo a un prato spruzzato di mazzetti di fiori gialli. I “dentedileone” sono talmente fitti che il prato è più giallo che verde. Ho davanti una chiesetta con un campanile massiccio che mi ricorda quelli della Carinzia. Del resto basta alzare la testa per vedere il confine tra Austria e Slovenia sul crinale delle Alpi Caravanche.

La parte più spettacolare del paesaggio è a sud, dove inizia il Parco del Triglav (Tricorno). Le creste di pietra grigia delle montagne sono modellate a forma di corno: due, tre, quattro, cinque, sei. Dall’alto (1611 m.) del Passo della Moistrocca – Vršič, si ammirano i tre corni inconfondibili del Monte Tricorno. Ma bisogna affrontare un dislivello di 800 metri. Qualcuno lo fa in bicicletta. Ho incrociato un paio di ciclisti il giorno prima, mentre scendevo in auto verso Kranjska Gora, dopo avere sostato sul passo proveniente dalla Valle dell’Isonzo.

Dopo mezz’ora proseguiamo il viaggio lungo la ciclabile verso la sorgente della Sava. E’ un laghetto alpino popolato da tre anatre selvatiche. Le sfumature di verde dell’acqua sono fantastiche. Salgo su un punto d’osservazione. Il luogo è raccolto, tranquillo , circondato da boschi, prati e canneti, le montagne per sfondo. Sembra incredibile: da queste acque quiete ha origine quell’enorme massa d’acqua che, dopo un percorso di mille chilometri, si getta nel Danubio a Belgrado. Dall’alto della collina di Kalemegdan in Serbia ho ammirato più volte lo stupendo spettacolo naturale dell’incontro tra i due grandi fiumi. Ma mentre la microscopica sorgente del più lungo fiume d’Europa (a Donaueschingen nella Foresta Nera) è stata grottescamente “monumentalizzata” con opere in muratura per renderla all’altezza delle aspettative del visitatore, la sorgente della Sava fa tenerezza nella sua semplicità, con quelle tre anatre selvatiche nel laghetto.

Si rientra a a Kranjska Gora. Il paese possiede alcuni edifici dell’Ottocento, come l’Hotel Razor, che ricordano la sua appartenenza fino a un secolo fa all’impero asburgico. E’ l’ora del pranzo. Ci sediamo nel giardinetto di una tipica osteria slovena. Dopo una zuppa di funghi con panna acida, assaggio gli struccoli a base di formaggio, grano saraceno e spinaci. Un bicchiere di Cabernet della Vipava e si riparte in direzione del lago Jasna all’interno del Parco del Triglav (Tricorno).

Le cascate Peričnik

Le cascate Peričnik

Una giovane donna vestita di nero con un cagnolino pure nero guarda dalla riva ghiaiosa del lago il moto leggero delle onde, i colori trasparenti, verde e azzurro dell’acqua, i boschi sull’altra riva e, sullo sfondo, la catena montuosa di pietra color grigio tendente al rosa per il tramonto, ancora spruzzata di neve. I cinque sensi si riempiono di questa magica atmosfera primaverile. Ma provo lo stesso ad immaginare la bellezza e l’allegria di questo luogo d’inverno, quando si trasforma in una magnifica pista di pattinaggio.

Il percorso prosegue per esplorare l’altra meraviglia del Parco del Triglav: le cascate Peričnik. Si attraversano foreste impenetrabili, come nel racconto di una favola nordica. L’acqua fa due salti di circa settanta metri. Raggiungiamo la cascata salendo un ripido sentiero nel bosco. La aggiriamo dall’interno senza bagnarci, scivolando attaccati alla parete umida della roccia. I raggi del sole producono mille riflessi sull’acqua scrosciante.

Alla fine del tour in bicicletta esprimo il desiderio di vedere da vicino le antiche case della valle. Le “case alpine”, come sono chiamate. Sono basse, di un solo piano, ma con un enorme tetto spiovente e le finestre molto piccole. Accanto alle case sono cresciuti dei grandi alberi di ciliegio che a maggio si ornano di bellissimi fiori bianchi che s’intonano con il verde dei prati e il giallo dei “dentedileone”. Sono un invito a ritornare qui a fine giugno quando le ciliege matureranno sugli alberi.

Il giro è finito. Passa un’auto dei vigili del fuoco, guidata da una donna in divisa, con a bordo 3 bambini di 7-8 anni. E’ una mamma che usa la macchina di servizio per gli spostamenti personali? No! Alcuni bimbi e ragazzi del paese prestano servizio volontario presso la protezione civile per qualche ora alla settimana e svolgono le esercitazioni con il personale adulto.

Da quando sono arrivato in questa regione ho avuto l’impressione di essere entrato in una fiaba. Adesso ne ho la conferma. Solo nelle favole i bimbi fanno veramente i pompieri.

Informazioni utili:
Sulla Slovenia:    www.slovenia.info
Su Kranjska Gora:    www.kranjska-gora.si
 
VIDEO TERRE D’EUROPA TIDPRESS  “IL PARCO NAZIONALE DEL TRIGLAV E KRANJSKA GORA”
 
 

Pubblicato il 15-06-2020

Categorie: Racconti di viaggio | Tags:

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