Romania, foliage d’autunno e tanta storia sulle rive del Danubio

Un terra selvaggia e segreta, ricoperta in autunno di boschi colorati di giallo e di rosso. Il grande fiume scorre tra gole, anfiteari naturali, ruderi romani e fortezze medievali

Testo e foto: TiDpress

Romania, il Danubio alle Porte di Ferro

Romania, il Danubio alle Porte di Ferro

Il monastero medievale di Mraconia

Il monastero medievale di Mraconia

Turnu Severin – Le montagne che circondano Băile Herculane (le Terme di Ercole) sono ricoperte di boschi colorati di giallo e di rosso. Si parte, in direzione del Danubio, da questa cittadina dell’interno, un tempo perla delle località termali austro-ungariche, scoperta duemila anni fa dai romani, attratti dall’acqua che ribolle ed esala un forte odore sulfureo. Si prosegue lungo il fiume su una strada tortuosa che arriva fino a Turnu Severin.

Ogni chilometro è buono per fermarsi e fare esperienze interessanti: come salire sui sentieri che offrono spettacoli eccezionali dall’alto degli anfiteatri naturali o raggiungere in barca grotte misteriose, dove gli uomini della preistoria hanno lasciato le impronte delle loro mani dipinte di rosso. Si incomincia con Cazanele mici (“piccole caldaie”). Qui il Danubio bussa sulle Porte di Ferro, il punto più stretto (circa trecento metri), riesce a passare e poi ha via libera fino al Mar Nero. Con la costruzione della diga e dell’idrocentrale più a valle, il livello del fiume si è alzato e l’acqua non ribolle più in superficie (come in una caldaia), dopo aver sbattuto sui massi. Sull’altra riva del fiume (in Serbia) si vede la grande Tabula Traiana, incassata nella roccia nell’anno 100 d.C. per ricordare la costruzione di una strada militare durante le guerre contro i Daci, gli antichi abitanti dell’attuale Romania.
Un enorme testa scolpita nella roccia, su modello del celebre complesso scultoreo dei presidenti americani, ricorda il re daco Decebalo che si oppose all’invasione romana. Non è molto bella, ma utile per capire che ci troviamo in una terra d’Europa d’interesse strategico nel corso dei millenni. Come il monastero medievale di Mraconia, torre di vedetta su un’ansa del Danubio. Distrutto alla fine del Settecento, durante la guerra austro-russo-turca, e poi ricostruito, distrutto e ricostruito più volte sino ai giorni nostri.

La fortezza di Tricule

La fortezza di Tricule

Decebalo

Il re daco Decebalo

Cazanele Mari (“grandi caldaie”) sembra oggi un vasto e placido lago. E’ il luogo ideale per passare un paio di giorni immersi nell’atmosfera fluviale. Un sentiero porta in basso, fino alla riva del Danubio che qui è profondo cento metri. Affittando una barca a Dubova si può arrivare alla Grotta dei Veterani, il cui ingresso è in parte chiuso da un muro di difesa austriaco. Il confine tra Oriente ed Occidente passava di qui. Le Torri della fortezza di Tricule (Svinita) ne sono il simbolo. Dal Quattrocento in poi i Cavalieri Teutonici, gli austriaci ed i turchi se ne sono contesi il dominio. Senza andare così lontani nel tempo, fino a trenta anni fa il Danubio segnava il confine sorvegliatissimo tra la neutrale Jugoslavia e la Romania, alleata di Mosca nel Patto di Varsavia. La strada verso la libertà passava anche di qua, attraverso un rischiosissimo transito a nuoto o in barca da una riva all’altra, con il rischio di morire annegati, mitragliati o nella migliore delle ipotesi arrestati.

Nel comune di Svinita si trova l’Anfiteatro naturale di Zelişte-Veligan. Tra le crepe della pietra rossastra crescono piante rare da cui sbocciano in primavera fiori dai colori accesi. Dall’alto dei “gradini” dell’anfiteatro lo sguardo si stende sul lago di accumulo (per la centrale idroelettrica più a valle) di Cazanele Mari e sul piccolo paese con le case costruite nello stile tradizione serbo. L’80% della popolazione del Parco naturale delle Porte di Ferro è romena. La restante parte è costituita da serbi, cechi, ungheresi, rom e tedeschi.

Un posto da non perdere è il belvedere a settecentocinquanta metri sull’altopiano del Monte Trescovăţ. Per arrivare in cima a questa montagna, tra le più alte del parco, ci vogliono quattro ore, attraversando boschi di pino nero del Banato e di frassino. Ne vale la pena: le colline, le montagne, il grosso serpentone verde- acqua offrono un panorama unico in tutta la Romania.

Foliage-Romania-Danubio-TiDPress (6)Foliage-Romania-Danubio-TiDPress (10)Prima di Turnu Severin, la diga sbarra il corso del fiume e gli ruba l’energia che riversa nell’idrocentrale. Il museo annesso illustra la storia della centrale, costruita dalla Romania in collaborazione con l’allora Jugoslavia, ed inaugurata nel 1972. Espone inoltre i reperti archeologici trovati durante i lavori del cantiere e la ricostruzione con mobili ed oggetti originali di una abitazione dell’isola sommersa di Ada Kaleh, un microcosmo turco nel cuore dell’Europa Orientale, sopravvissuto fino a cinquant’anni fa.
Il Parco Archeologico di Turnu Severin, la romana Drobeta, è una vasta area verde digradante verso il Danubio con vestigia romane e medievali. Vicino all’acqua si vedono i ruderi di un pilone del ponte in muratura e legno fatto costruire nel 105 d.C. da Traiano. Era lungo 1134 metri e largo 14. Per un millennio fu il più grande ponte mai costruito nel mondo. Una copia in scala si trova nel Museo delle Porte di Ferro. Un’opera colossale e tecnicamente molto complessa. L’architetto Apollodoro da Damasco, uno dei più famosi dell’antichità, deve avere impiegato tutto il suo ingegno per domare la forza delle correnti del fiume. E tutto questo fu realizzato in soli due anni.

Informazioni utili:
Il Parco Naturale delle Porte di Ferro dista due ore di macchina dall’aeroporto internazionale di Timişoara.
www.portiledefier.ro

Muzeul Regiunii Portile de Fier
Il Museo, situato all’interno del Parco Archeologico, diviso per sezioni, è una fonte unica di documentaione sulla flora, la fauna, la storia, l’archeologia, l’arte e l’arte popolare della regione.
www.cimec.ro/Muzee/MuzeulRegiuniiPortilordeFier/Index.htm

Pubblicato il 14-10-2019

Categorie: Racconti di viaggio | Tags: ,

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