Terre d'Europa

“Slow Food Story”: la metamorfosi corporea di Carlo Petrini.

Nello scorrere delle immagini del film di Stefano Sardo (Indigo Film) si respira aria di casa, una sorta di dimensione amicale, ludica e seria nel contempo.

“Slow Food Story”: la metamorfosi  corporea di Carlo Petrini.

Brunella Marcelli

Roma – “Questa operazione, in fondo ci è costata poco. Un pacco di savoiardi portato alla puerpera quando è nato lui. Dalle nostre parti si usa così”. Il lui, in questione, è Stefano Sardo il regista di Slow Food Story e le parole di Carlo Petrini ci fanno capire che questa è una storia di famiglia che coinvolge un intero paese. Sardo nasce, infatti, a Bra nel 1972 e molti della sua famiglia hanno lavorato per il movimento. Per questo, nello scorrere le immagini del film si respira aria di casa, una sorta di dimensione amicale, ludica e seria nel contempo. Protagonisti, oltre al leader indiscusso, i suoi amici più cari tanto che la voce narrante è affidata ad Azio Citi che si definisce un ” passante” in una vicenda più grande. Una storia di provincia che si è fatta “Mondo”.slow-food-story

Terra, amicizia, paese ma anche molto “corpo”. Quello di Carlo. A scorrere le immagini del film, balza all’occhio proprio questo. La narrazione di un corpo, quindi, dove si legge la capacità di trasformazione, la flessibilità nell’accogliere nuove sfide volgendo le difficoltà in opportunità. Una fisicità che parla molto e che si evolve seguendo i diversi momenti della sua vita e del movimento, dove tutto avviene nell’ambito di una coerenza politica. Perché quando si prende posizione, la politica diventa la vita.

Il Petrini giovane, quello che si da alla politica in senso stretto, è un uomo pieno, più rotondo dalla vitalità contagiosa. Le capacità di coinvolgimento degli altri sono già enormi. I limiti posti alla sua attività lo portano a saltare il fosso, aggirando l’ostacolo, diventando per paradosso un politico al cubo, perché come dice lui “chi governa il ventre dell’umanità ha in mano il mondo”. Lui lo intuisce e ad ogni tappa della sua passione arriva primo. La nascita dell’associazione Arcigola, la fondazione del movimento Slow Food, la creazione della Casa Editrice, il successo della pubblicazione Osterie d’Italia, il Salone del Gusto di Torino, la nascita dei Presidi, Terra Madre, fino ad arrivare alla creazione della prima Università di Scienze Gastronomiche al mondo, quella di Pollenzo. È una crescita esponenziale: la lumaca va veloce. Come nel paradosso di Achille e la tartaruga.

Mentre il suo corpo si trasforma. La malattia lo scava, lo rende affilato, facendolo assomigliare ad un dipinto di El Greco, una sorta di santo laico, dal passo aereo e lo sguardo fondo di chi vede lontano. Ha le doti del grande comunicatore perché tocca il cuore ed emoziona. Ma riesce ad emozionare solo chi entra in empatia con l’altro, chi lo sente, lo riconosce. Lui ci riesce. Sa coinvolgere tanto il capo di stato che il contadino dell’altra parte del mondo. In questo è grande. Nell’unire, perhé come dice “da soli non si va da nessuna parte”.

Al contrario di tanti professoroni che rendono difficili i “monoconcetti”, i “monoargomenti” frutto di pervicaci carriere, lui riesce a rendere fruibile l’estrema complessità del “mondo cibo”, dove contenuti agronomici, sociali, culturali, antropologici si intrecciano agli scottanti temi economici dei nostri tempi.

Tutto è connesso. Ogni scelta è etica, “valoriale”, dalla scelta delle sementi per la tutela della biodiversità, la preservazione di antichi metodi colturali, la produzione e la trasformazione dei prodotti fino ad arrivare alla distribuzione del cibo. Un intero sistema che va salvaguardato da scelte meramente produttivistiche che trasformano il cibo in “commodity”, merce indifferenziata. E questa è politica. Una politica che incide sulla nostra salute, sulla nostra vita, ma anche sulla nostra idea di piacere, perché questo è il miglior modo per prendersi cura di noi stessi, contribuendo alla tutela dell’ambiente, perché la nostra casa è il mondo. Non è qualcosa di disgiunto. Come la chiocciolina del movimento che, a questo punto non è solo il simbolo di un animale lento, ma anche di un essere che si porta dietro la sua casa, il suo mondo. Ma a voler essere visionari come è stato Carlo e quelli che hanno creduto al suo sogno, la chiocciola rappresenta anche una spirale, segno di evoluzione interiore per chi si sente parte del tutto.

Il film, presentato in anteprima al Cinema Quattro Fontane di Roma anche alla presenza del produttore della Indigo Film, Nicola Giuliano, sarà nelle sale dal prossimo 30 maggio.

 

www.slowfood.it
www.indigofilm.it

 

 

 

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